lunedì 12 novembre 2007

Fuori corda


Il pianoforte è stato accordato oggi, ma io sono ancora giú di corda. Mi scordo in continuazione dove vadano gli indici ed il mio cordoglio cresce per ogni derivata covariante sbagliata. Domani dobbiamo fare cordata e sconfiggere il nemico (armati di un po' di scòrdio, magari). Ricordate: se siamo cordiali tra di noi, tutto andrà bene.
Sursum Corda amici.
P.S.: Vi avevo avvisato, sono un po' stanco, ignorate questo articolo.
P.P.S.: Non vi mettete a fare la lista delle possibili parole con cord che avrei potuto utilizzare ma non l'ho fatto. Grazie. Non volevo certo battere chissà quale record.

domenica 11 novembre 2007

Riposo, meritato

Oggi ho fatto:
  1. Registrato e arrangiato "Why", con Paolo e Claudio;
  2. Studiato Relatività generale;
  3. Appreso i risultati dell'esonero di Meccanica quantistica;
  4. Suonato gli studi di Chopin op.10 n.1, op.25 n.9, op.25 n.12;
  5. Giocato ad Armagetron;
  6. Varie ed eventuali.
Tutto ciò non necessita di tanti commenti, ma si può comunque dire che:
  1. Sta venendo bene;
  2. Sembra semplice, ma ho studiato troppo poco;
  3. Tutto bene;
  4. L'op.10 n1 e l'op.25 n.12 si basano sugli arpeggi. Quest'ultimo è meraviglioso, e sto facendo notevoli progressi;
  5. …
  6. … …
Si prenda questa pubblicazione come promemoria per me.
P.S.: è una mia impressione o improvvisamente ( e senza motivo apparente) mi è cambiata l'interlinea e forse la spaziatura? Che sia dovuto alla mappa di google maps?

sabato 10 novembre 2007

Ciclo-centro e ciclo-accessori

Andare in bici al centro è bellissimo. Il percorso da casa mia è:
Via nomentana (altezza Villa Torlonia/Paganini)
  • Porta Pia
  • Via 20 settembre
  • Largo di Santa Susanna
  • Via Leonida Bissolati
  • Via di San Basilio
  • Piazza Barberini
  • Via del Tritone
  • Via dei 2 macelli
  • Piazza di Spagna


Visualizzazione ingrandita della mappa


Di bello c'è la gente, i turisti, la libertà… sono i soliti luoghi comuni, ma sono veri.
La cosa che piú vale, però, è poter girare il centro, una volta arrivati a destinazione. Le distanze si fanno piccole, le strade familiari.
Per anni ho cercato di capire come fosse fatto il centro di Roma, ma inutilmente. Sono infinite le volte che mi sono perso – incredibile ma vero, da lungotevere al teatro Argentina è stato piú volte un impresa, per la mia voglia di accorciare le distanze – e vani erano stati i miei tentativi di creare i giusti collegamenti mentali tra un punto e l'altro.
Con la bici è diverso. Ho capito che Fontana di Trevi è sotto il Quirinale: sí, lo sapevo, ma ora l'ho capito e lo hanno capito le mie gambe… la salita non è cosí leggera. Il collegamento Piazza di Spagna - Via della vite - fontana di Trevi - Quirinale - Porta Pia non mi era mai riuscito senza sbagliare alcuna strada
Il pomeriggio l'ho passato in automobile, invece: sono andato prima a comprare un tubo telescopico per l'antenna di casa e poi a comprare gli accessori per la bici, il tutto con l'accompagnamento di papà. La scelta, di comodo, è stata Cisalfa alla Rustica. Non è male, è fornito, i prezzi sono buoni ed il commesso gentile.
Risultato: coppia di borse da agganciare ai lati del portapacchi, molto discrete, non quelle grosse, unite… porta borraccia e borraccia, computerino multiuso (velocità, chilometraggio, tempi ecc.). Il tutto a 60€ ca.
Il corpo sta meglio, la mente è appagata. Una buona giornata.

venerdì 9 novembre 2007

Laconicamente




La prima volta che sentii parlare della Laconia avevo 6 o 7 anni. L'idea di poter esprimere un concetto in modo conciso mi attrasse sin da subito e cercai di seguirne il modello. I miei primissimi scritti erano piú o meno cosí:

Quest'estate sono andato al mare. Mi sono divertito molto. Ho imparato a fare i tuffi. Mamma dice che sono molto bravo…

Naturalmente alla maestra il tema non piacque. Cambiai completamente:

Quest'estate sono andato al mare, mi sono divertito molto ed ho imparato a fare i tuffi e mia mamma dice che sono molto bravo e che faccio i tuffi molto alti ma che devo stare attento perché posso farmi male se inciampo ma i miei amici dicono di esser molto piú bravi di me per questo mi impegnerò molto ed il prossimo anno sarò piú bravo di loro.

Ricordo di aver scritto un periodo lungo sei righe di quaderno. Ebbi, successivamente, un'altra avventura stilistica. Studiando la grammatica venni a conoscenza delle parentesi: mi sembrava un'idea geniale, poter esprimere tutto quello che non entrava in una frase, all'interno di parentesi:

Quest'estate sono andato al mare (mi sono divertito molto) ed ho imparato a fare i tuffi (mia mamma dice che sono molto bravo (ma i miei amici dicono di esser piú bravi di me)).

Presi sufficiente, un voto basso, e ci rimasi male.
I miei rivolgimenti interiori si esplicarono nel contrasto tra le due scuole di oratoria: l'Attica e l'Asiana. Cicerone aveva capito tutto, ponendosi nel mezzo di due grandi scuole divenne uno dei (il?) piú grandi oratori della Storia; io, però, feci il tifo per Giulio Cesare.
Credo che il contrasto tra questi due modi di combattere con la lingua non cesserà mai. Porto qui una mia riflessione, senza dubbio affrettata: il numero di parole impiegate è inversamente proporzionale all'intelligenza ed alla profondità di ciò che viene detto.
Evito ogni riflessione di tipo sociologico: rischiosa, sempre ricca di luoghi comuni e necessitante una trattazione molto piú complessa ed articolata. Però è chiaro che un numero elevato di parole ha un effetto simile al latinorum dell'Azzeccagarbugli: confonde, infonde un senso di inferiorità e di controllo in chi ascolta e fa apparire piú colto chi parla.
Oscar Wilde diceva…: quante frasi brevi, come quelle dell'Inglese, sono così ricche di contenuto e quante sono invece inutilmente lunghe. È una regola? Non lo so, fateci caso.
Il buon senso mi dice che esiste un limite inferiore:

contenuto = 1/(parole-minimo)

Cosí, funziona.

giovedì 8 novembre 2007

Attesa


I momenti che precedono un esame sono sempre uguali. Il nervosismo, il freddo, una strana voglia di non fare nulla, di fermarsi. È un'attesa, e come tutte le attese ha i suoi lati positivi. La mente si libera e si va a letto prima.
Domani l'esonero di Meccanica Quantistica: in bocca al lupo a me, ai miei amici ed ai miei colleghi.

mercoledì 7 novembre 2007

Voce in capitolo



Non sono capace di utilizzare la mia voce. Questo è comune alla gran parte degli uomini: corde vocali sotto sforzo, gole arrossate, diaframmi bloccati… sono molte le patologie. Un uso corretto della voce, a quanto ne ho capito, è subordinato ad un giusto processo respiratorio, e ciò mi sembra ragionevole. Trovare materiale, in rete, che spieghi come respirare correttamente è molto semplice. Riuscire ad applicare i metodi descritti è già più difficile. Avere la costanza richiesta non è da me. Il processo non è molto dissimile a quello di imparare uno strumento e lo studio che ne sto facendo in questi giorni nel corso di Acustica musicale conferma che deve essere così. Il sistema che ci permette di parlare, cantare e comunicare (più in generale) è complesso. Le corde vocali funzionano come un'ancia (cfr. clarinetto, oboe,…), il condotto respiratorio che le collega alla bocca è simile ad un tubo cilindrico, ma con un comportamento variabile dovuto alle concentrazioni di vapore acqueo, non costanti, alla non rigidità delle pareti e così via. Senza addentrarsi in particolari è chiaro quindi che per gestire un tale strumento ci voglia una buona padronanza del proprio corpo. Il primo obiettivo che mi pongo è quello di percepire i movimenti del diaframma e migliorare la capacità inspiratoria. Poi mi concentrerò sulla espirazione e quindi sulla emissione dei suoni.
Mi ci vorrà tempo, per ora mi limiterò all'invidia per chi la voce la sa usare, davvero.

Nelle foto due tipi di voce completamente diversi: I cugini di campagna a confronto con Enrico Caruso. Non esprimo la mia preferenza, potete immaginarla.

martedì 6 novembre 2007

7


Il blog compie oggi la sua prima settimana di vita. Il mio esperimento funziona: tanto debole è la mia memoria che mi sarei già dimenticato di quelle poche cose che ho qui fissato. Oggi, tra le altre cose, mi sono sfoltito i capelli (il "mi sono" non è segno di decadenza stilistica, questa volta, ma indica una coincidenza di soggetto ed oggetto), ho registrato la voce di Paolo per una canzone del nostro gruppo, i Gray Rose, ho studiato, ho aiutato Andrea, il mio "allievo", a capire la matematica ed ho passato la mia dose di tempo abituale davanti allo schermo del mio mac. Una giornata come tante altre. Per festeggiare la prima settimana del blog, scriverò l'articolo più corto sino a questo momento: una boccata di ossigeno non fa mai male.
Auguri.